Del resto siccome la sapienza non è uno dei requisiti indispensabili alla felicità — anzi parci l’opposto — il giovine barone di B. sentivasi perfettamente felice col semplice corredo dei suoi distici; e non erano meno felici con lui i suoi domestici, le sue donne, i suoi limieri, e le sue dodici livree verdi incaricate di precedere e seguire la sua carrozza di gala nelle circostanze solenni.
Un solo fatto luttuoso aveva, alcuni mesi prima dell’epoca a cui risale il nostro racconto, portata la desolazione in una famiglia addetta al servigio della casa e alterate le tradizioni pacifiche del castello. Una cameriera del barone, una fanciulla che si sapeva aver tenute tresche amorose con alcuni dei domestici, era sparita improvvisamente dal villaggio; tutte le ricerche erano riuscite vane; e benchè pendessero non pochi sospetti sopra uno dei guardaboschi — giovine d’indole violenta che erane stato un tempo invaghito, senza esserne corrisposto — questi sospetti erano poi in realtà così vaghi e così infondati, che il contegno calmo e sicuro del giovane era stato più che sufficiente a disperderli.
Questa sparizione misteriosa che pareva involgere in sè l’idea di un delitto, aveva rattristato profondamente l’onesto barone di B.; ma a poco a poco egli se n’era dimenticato spensierandosi coll’amore e colla caccia: la gioia e la tranquillità erano rientrate nel castello; le livree verdi erano tornate a darsi buon tempo nelle anticamere; e non erano trascorsi due mesi dall’epoca di questo avvenimento che nè il barone, nè alcuno de’ suoi domestici si ricordava della sparizione della fanciulla.
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